domenica 6 dicembre 2009

*** La Marry's Band sulla Montea ***

http://www.youtube.com/watch?v=wENa9Kq9AGM

mercoledì 25 novembre 2009

*** SULLE ALI DI UN SOGNO ***

http://www.youtube.com/user/ilfalco65#p/a/u/0/NySFhlpBlRU

martedì 24 novembre 2009

*** LA MONTAGNA...DUE UOMINI...e... l'impossibile ***













Il silenzio era rotto solamente dagli scoppiettii delle foglie e dagli
schiocchi dei rami che si spezzavano sotto i passi.
Il sottobosco era un mare variopinto di foglie cadute, mentre
gli alberi spogli si preparavano ad affrontare un altro inverno.
La mattinata era limpida, calda e luminosa.
Il calore dei raggi del sole, faceva presagire che sarebbe stata
una giornata molto calda...........e molto lunga.

***************************

Sul sentiero che da Fontana di Cornia porta alla Tavola dei briganti,
alcuni cavalli allo stato brado sembravano volere impedire
il passaggio, quasi a contrastare il cammino dell'uscita odierna.
Un itinerario affascinante, coraggioso, forse un po azzardato: Fontana
di Cornia - Tavola dei Briganti - Ascesa verso il Passo del Palombaro -
Risalita della Cresta Nord - Est della Montea.

Sin dall'inizio ci eravamo accorti che quella di oggi sarebbe stata una
escursione dura. Dopo appena pochi passi Io e Max eravamo già stanchi
e il caldo, forse eccessivo per questi periodi, ci aveva già fatto sudare.
Eravamo consapevoli che non sarebbe stato facile, ma sapevamo
che non ci saremmo arresi facilmente, almeno non senza combattere.
Arrivati alla Tavola dei Briganti, dopo aver osservato con evidente
disgusto lo scempio dei tiranti d'acciaio, diamo un'occhiata alla cartina.
A monte ci dovrebbe essere un sentiero che tagliando il versante
dobrebbe portare al Passo del Palombaro.
Dopo una serie di saliscendi e attraversamenti finalmente troviamo
una pista. Iniziamo a percorrerla mentre il tempo scorre veloce e
le nostre menti lavorano cercando di calcolare i tempi, di valutare
il tutto perchè non vorremmo farci sorprendere dal buio mentre
siamo ancora in montagna.
Ma le previsioni non sono rosee.
Al Passo del Palombaro una piccola sosta per dissetarci e buttare un
po di calorie nei nostri corpi. Tra le altre cose rileviamo che l'acqua e i
liquidi che abbiamo portato, forse non saranno sufficienti visto il
caldo forte e la fatica e quindi c'è il rischio di soffrire la sete se non
dosiamo bene le bevute.
Da qui si vede la lunga cresta che sale verso la vetta della Montea.
Dopo un po ci avviamo ed iniziamo a salire. Un rapido attraversamento
nel bosco ed attacchiamo la cresta..
Un invisibile sentiero si inerpica fra la vegetazione. Lo percorriamo
con i passi che si fanno sempre più pesanti.
Il sentiero procede a volte imboscato ed a volte allo scoperto.
Allora si possono ammirare i fantastici panorami che si offrono alla vista: La Valle del Rosa, il Montalto, Serra Scodellaro e i contrafforti della
Mula da un lato; Il versante del Tirreno dall'altro.
Poi la cima di Monte la Caccia, di Monte Pietricelle e in lontananza
i selvaggi torrioni della Montea con i suoi ripidi saliscendi e i suoi
profondi dirupi.
Lungo il cammino alterniamo momenti di dialogo a lunghi periodi
di silenzio. La stanchezza e la fatica sono tali che anche il solo parlare
produce uno sforzo.
La montagna ha tanti volti...La montagna ha tante sfumature....
La montagna ha tante dimensioni.
Qui in questi luoghi selvaggi, isolati, a contatto con la sola impervia
natura, le amicizie si rinsaldano e gli affetti si consolidano.
In compagnia di un amico... un compagno verso cui si ha stima, affetto,
fiducia, si creano momenti in cui ci si confidano i propri stati d'animo.
Ci si raccontano cose particolari, ci si sfoga per i problemi, ci si chiedono
consigli e pareri sapendo che dall'altra parte possono venire solo
commenti sinceri.
Nello stesso tempo nei lunghi momenti di solitudine, con la mente
si varcano mille frontiere Si cerca la soluzione di tante situazioni.
Si cercano le risposte a molti interrogativi.
Si pensa agli errori...a dove si è sbagliato...a come farsi perdonare...
a come riparare i torti fatti...a quelli subiti.
Si pensa ai momenti belli ed ai momenti tristi.
Si pensa alle persone care..alle persone con cui vorresti condividere
queste magiche esperienze.

Più si sale e più il sentiero diventa ripido e difficile.
Incontriamo un punto un po critico in cui la sottile cresta si apre
su due pericolosi passaggi e quindi diventa necessario assicurarci
ed usare la corda per poterli superare.
La linea della vetta sembra lontanissima. Più saliamo e più
sembra che si allontani.
Ormai la stanchezza è tale che ogni 5 o 6 passi ci dobbiamo
fermare a prendere fiato.
L'ultimo pezzo oltre ad essere ripidissimo è anche coperto da
vegetazione. I rami degli alberi che si intrecciano fra loro
rendono ancora più faticoso l'avanzare.
Dopo un periodo che sembra interminabile arriviamo sull'ultima
cresta. Il filo di cresta che porta alla vetta è molto suggestivo.
Sotto di noi pareti a strapiombo e profondi dirupi si
alternano a ripidi declivii e austeri torrioni rocciosi.
Ci sembra di profanare un luogo selvaggio. Un tempio ostile
e minaccioso.
Raggiungo la vetta, seguito subito dopo da Max.
L'abbraccio del vento che mi avvolge è fantastico.
Di colpo mi rendo conto che ce l'abbiamo fatta.
L'impresa è compiuta.
E' stata durissima ma siamo arrivati in vetta.
stanchi ma felici.
Finalmente mi posso rilassare. La tensione un po si placa
e quindi ho il tempo di osservare, di guardarmi intorno con un
po di calma.
Ciò che vedo sembra surreale, magico.
Sembra di essere immerso in un mondo fatato.
La, dove ci dovrebbe essere il mare, c'è una maestosa distesa di nuvole
di un bianco ovattato, soffice, che si perde a vista d'occhio, e contrasta
con l'azzurro del cielo nel punto dove due invisibili linee formano
il lontano orizzonte.
I raggi del sole, che si tingono di un rosso infuocato man mano
che si avvicina il tramonto, creano dei giochi di luci ed ombre
e colorano le informi masse di nuvole che, muovendosi leggermente
sotto la spinta di un caldo vento, danno l'effetto ottico di un mare
bianco, fantastico, in continuo movimento per l'azione di una
immaginaria corrente.
Non c'è differenza tra il mare e la costa. Cè solo un immenso bianco
da cui spuntano a tratti le scure forme coniche di qualche collina
o di qualche promontorio..
Le nuvole che avanzano verso la terraferma, creano dei sublimi effetti
ottici che graziano la vista e deliziano i sensi di chi può godere di
tanta magnificienza:
A volte si insinuano nei valloni come un lungo serpente bianco, a
volte scendono dalle colline formando delle soffici cascate di un
inesistente fiume.
Rimarrei ad ammirare e a illuminarmi di tanta grandezza per
molto tempo ancora, ma un'occhiata all'orologio mi riporta alla
realtà. Le lancette ci ricordano che tra poco farà buio e noi
abbiamo ancora tutta la strada del ritorno da percorrere.
Allora inizia un'altra corsa contro il tempo, contro il buio della
notte che incombe.
Ci fermiamo ogni tanto per immortalare il sole che infiamando il tutto, muore fra le nuvole per rinascere chissà dove, e il rossore
dell'orizzonte che sembra un eterno e interminabile fuoco.
Ci fermiamo per ammirare il mare bianco di nuvole assumere
colori ardenti e contrastanti col buio che ha già oscurato
l'altro lontano versante.
Lo stesso buio ci sorprende mentre percorriamo l'ultimo
tratto di sentiero.
La montagna di notte assume un'altra forma. Incute timore.
Crea forme bizzarre.
Due luci perforano l'oscurità mentre gli ultimi stanchi passi ci
portano alla fine di questa straordinaria avventura.
Alla Fontana di Cornia, l'acqua che scende nella gola, dà nuova
forza al mio corpo stremato.
Le membra si rilassano e la tensione cala.
E' il momento in cui la stanchezza ti assale e gli sforzi e le fatiche della
giornata ti presentano il conto.
Non riesci a capire, a ragionare razionalmente. Hai fame, hai sonno,
hai tutto e non hai niente.
La testa lotta per assimilare tutte le emozioni della giornata.
La mente è estasiata dalle tante visioni fiabesche.
Mentre in auto scendiamo verso la realtà, con gli occhi osservo
l'oscuro profilo della cresta che si distingue appena dal buio
della notte coronata di stelle.
Mi sembra di aver compiuto un viaggio fantastico in una
dimensione parallela.
Una dimensione in cui la pura bellezza si confonde con
l'estasi della surrealità.
Ne esci fuori con la sensazione di essere appartenuto ad un disegno.
Di essere stato prescelto.
Di aver fatto parte di un magico sogno.
Ti svegli con una piacevole sensazione e cerchi di ricordare
il tutto, e tra le tante visioni nebulose, alcune sono invece chiare:
la montagna....due uomini ... e ... l'impossibile.

lunedì 9 novembre 2009

*** IL BRIVIDO DEL VUOTO ***













































Alcuni la chiamano la cengia sul raganello!!! Alcuni lo chiamano il sentiero delle capre. Io penso di non sbagliare a chiamarlo l'orlo dell'abisso.... Ed è proprio su quest'orlo che domenica scorsa i soliti " irriducibili " siamo andati a misurare il nostro coraggio e forse la nostra follia. La mattina all'appuntamento siamo io, Max e Gigi. La giornata non è proprio l'ideale infatti le previsioni portano pioggia nel pomeriggio , ma sul versante ionico è limpido e forse non dovrebbe piovere. Arrivati sul posto, lasciamo le macchine e controllati gli zaini e le attrezzature che ci servono, prendiamo il sentiero che porta sulla Timpa del Demanio. Imboccato il sentierino che scende verso destra, di li a poco ci troviamo di fronte a uno spettacolo pauroso, da brividi, ma nello stesso tempo affascinante. Un largo canyon alto forse 5oo metri. Una lunga ferita nelle cui profondità scorre impetuoso il Torrente Raganello. Sotto di noi il paesino di Civita che dall'alto sembra un presepe, poi questo abisso che continua a perdersi a vista d'occhio e in lontananza sull'altro lato del torrente le imponenti timpe di Cassano e di Porace. Dal basso questa parete l'avevo vista parecchie volte e già faceva la sua bella impressione, ma dall'alto è tutta un'altra cosa. Al primo impatto una sensazione di vuoto. Sento crescere in me la paura e una vocina dentro dice di tornare indietro. Mentre percorriamo il sentierino che costeggia l'abisso, questa paura non mi lascia, questo senso di apprensione non diminuisce nemmeno di fronte alla bellezza del luogo. Nello stesso tempo l'adrenalina sale, questo fascino del vuoto, questa ebbrezza del pericolo , sembrano accarezzarmi , un perverso e dolce invito ad andare avanti. L'apice poi lo raggiungo quando arriviamo all'entrata vera e propria della cengia. Quando Max mi indica qual'è, provo una specie di pressione al petto. I miei occhi vedono una striscia di sentierino che taglia la parete con un salto di 400 metri in basso. Questo è il momento in cui penso veramente di arrendermi. Non fa per me...voglio andare via. Anche Gigi ha paura. Poi penso che è normale avere paura. Non sarebbe normale il contrario. L'impatto con questa altezza porta un pò di apprensione. Poi vedo Max (lu ciuatu) che si sta arrotolando dalle risate nel vedere i nostri visi preoccupati. Ci fa addirittura un filmato e continua a ridere. Comunque scendiamo e ci caliamo nella cengia vera e propria . Da qui in poi la mia paura passa, sono tranquillo. Sono concentrato e sto attento a dove metto i piedi. Passo dopo passo percorro questa esile cengia con la sicurezza di sempre e capisco che è stato solo il primo impatto a mettermi paura. Neanche i 400 metri di vuoto mi fanno più impressione. Mi godo questa nuova avventura con la consapevolezza di essere forte ma nello stesso tempo umile. Provo emozioni diverse. Non è la solita escursione. Qua c'è tutto di più. C'è l'ebbrezza del rischio!!! C'è il brivido del vuoto!!! C'è l'adrenalinico tremito del pericolo!!! C'è l'intensità della paura!!! C'è l'esaltazione!!! C'è un pizzico di follia!!! C'è l'entusiasmo!!! C'è il volersi misurare per capire dove puoi arrivare. Il tempo, che all'inizio è stato clemente, decide di cambiare. Nuvoloni scuri arrivano verso di noi e capiamo che non è possibile andare oltre. Non sarebbe troppo salutare farci sorprendere da un temporale sulla cengia. Allora si torna indietro. La cengia rimane la. Possiamo venire a completarla un'altra volta. Infatti arrivati alle macchine iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. A questo punto, visto che ancora è presto, non ci rimane altro che andare a rifugiarci nel ristorante che più di una volta ci ha visti reduci da uscite purtroppo interrotte dal maltempo. GIGINO........ ASPETTACI.........STIAMO ARRIVANDO...... Anche queste cose son figlie della montagna............. o no??????



martedì 3 novembre 2009

*** UN GIORNO....sulle nuvole ***









































































































































































Le cose inattese. Quando meno te le aspetti. Quando non sei preparato. Le
cose improvvisate che poi spesso si rivelano le più belle.
La telefonata arriva la sera tardi, di sabato. Domani si va a fare il Dolcedorme...
Il "Crestone dei Loricati"... devi venire!!!! cosa fai a casa????? non puoi mancare!!!
E cosi di colpo tutti i programmi, svaniscono. Tutte le certezze di una
tranquilla domenica a casa, spariscono.
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L'adrenalina che sale.......la febbre che ti prende.....i pensieri che
vanno a mille...le gambe che fremono...le mani ansiose che preparano
lo zaino....la voglia irrefrenabile di tornare in montagna....la conferma di
un pizzico di consapevole follia.
La notte che passa in fretta, la sveglia all'alba e poi di corsa verso il luogo
dell'appuntamento con Max, l'amico di sempre.
La giornata è talmente limpida che sembri non aspetti altro che qualcuno
vada in montagna.
L'incontro presso il luogo del ritrovo con gli altri amici: Il Lupo... Imma
(la donna del Lupo)....Roberto (il poeta).
Poi via, verso l'avventura....verso la libertà....verso la natura che aspetta...
immersi nell'aria fresca del mattino e nei profumi della montagna.
Appena mossi i primi passi negli alberi, ti sembra di entrare in un
mondo nuovo.
La miriade di colori del bosco assume le sembianze di un
fantastico arcobaleno.....
L'azzurro intenso del cielo ti avvolge come un celestiale manto....
I melodici suoni della montagna.......i suoi bagliori....
I luminosi raggi di un sole caldo, che riflettono che riflettono le massiccie
e indistinte forme delle rocce.......
Il lento sonnecchiare della foresta disturbato a tratti dalle folate di un
freddo ma generoso vento....
E poi ancora il bianco immacolato dei fuggevoli banchi di nubi....
Le strenue e bizzarre figure dei dormienti pini loricati.....
Il continuo gracchiare di un solitario corvo che risponde ai lontani
richiami della sua compagna.....
L'indisturbata quiete che dolcemente ti accarezza e poi ti stringe
in un materno e caloroso abbraccio.
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La cima è la sopra che ti aspetta......sembra invitarti.....pare stimolarti.
Intanto si sale, incuranti dello sforzo ...delle difficoltà.
La salita che diventa più impervia....I sudori che scendono....i segnali
della giusta fatica....i passi che si fanno pesanti...i muscoli che protestano...
la costanza di un testardo andare avanti.
Nella mente tanti pensieri....sublimi visioni alla vista....sguardi frenetici
che scrutano in ogni direzione, cercando di assimilare ogni sfumatura....
lampi di ammirazione, quasi lacrime di commozione di fronte a tanta
grandezza, negli occhi di chi per la prima volta percorre questi sentieri.

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E' un continuo susseguirsi di sensazioni:
La contentezza dello stare insieme ad amici sinceri.... la felicità di
trovarsi di nuovo in questi luoghi.....il sublime fascino dell'avventura....
la delizia di ciò che ti circonda...la crescente gioia ai continui orizzonti che
ti appaiono....l'ennesima conferma di trovarti in un mondo che ti
appartiene....a cui tu appartieni.

*****************
Più si sale e più l'azzurro del cielo sembra prenderti per mano e condurti
attraverso sentieri fantastici e luoghi fiabeschi.
Ripidi canaloni racchiusi tra austeri costoni rocciosi.... irte pietraie che
testimoniano i mutevoli umori della montagna...
Prepotenti torrioni di roccia da cui spuntano, inarrendevoli, i rigogliosi
pini loricati....
Frastagliate ed orgogliose linee di cresta che aprono le porte di un mondo
magico e surreale in cui panorami mozzafiato e paradisiache visioni, ti
fanno sorgere mille domande senza risposte e ti lasciano incantato di
fronte a tanta maestosità.
********************

Gli ultimi passi verso la vetta sono compiuti in modo quasi frenetico.
Ormai si è in quello stato di esaltazione in cui non si avverte più ne
fatica e ne stanchezza.
Qua sopra sembra di essere in capo al mondo. La mente riesce a malapena
ad assimilare le visioni che le mandano gli occhi, perchè nello stesso tempo
combatte con le emozioni che si provano e con le sensazioni che si avvertono.
Il vento freddo e pungente che ti investe, contrasta con il calore dei raggi
del sole, e mentre fa in modo che i tuoi sensi si inebriino con i profumi che
porta, disperde i tanti suoni e i vari rumori in un'eco infinita.
**********************

I due versanti sottostanti sembrano due dimensioni opposte.
Mentre da un lato l'orizzonte è estasiato dalla lontana linea del mare,
dall'imponente innalzarsi delle catene montuose, e dall'indefinibile miscuglio
dei colori del bosco, dall'altro un instancabile via vai di nubi in continuo
movimento, tenta disperatamente di varcare la sottile e invisibile linea
della vetta ma perentoriamente viene respinto sui suoi passi dal
prepotente e gelido vento che spira da nord-est, formando cosi un infinito
mare bianco e immacolato da cui spuntano le scure cime dei lontani monti.
*********************

Mentre quattro morsi placano la giusta fame, un inevitabile e piacevole
rilassamento prende possesso del corpo e della mente.
Vien voglia di sdraiarsi e chiudere gli occhi per poter godere fino in fondo
le tante emozioni.
Ti senti onnipotente ma umile....ti senti giusto e generoso.....ti sembra di
volere bene al mondo intero....ti sembra di essere lontano dai mali del mondo....
ti sembra di essere al sicuro dall'odio e dalla malvagità.
Allora apri di nuovo gli occhi e con giubilo scruti la bellezza di questo
paradiso in cui sei immerso e pensi di essere più vicino al cielo, più
vicino a Dio.
Mentre avverti i segni della crescente commozione, pensi alle persone
care.....alle persone a cui vuoi bene...pensi a chi non c'è più.
Continuando a contemplare quel cielo che sembra poter essere toccato
alzando semplicemente una mano, pensi che qua sopra sei più
vicino a loro.
Allora come un turbine mille ricordi e innumerevoli gesti tornano alla mente,
e niente può fermare lo scorrere delle lacrime che un consolatorio vento,
provvede subito ad asciugare.
Lacrime di rimpianto ma anche lacrime di gioia perchè non si può perdere
ciò che è dentro di te.
Rimani li a lungo ad osservare.... ad ammirare....agodere....a gioire.
Gli occhi non si stancano di scrutare, la mente non si stanca di assimilare.

***********************

Arriva il momento di andare via....di tornare alla realtà....da
chi ti aspetta.....a casa.
Anche se a volte ti chiedi , qual'è la mia casa? .... è questa?
Un altro veloce giro di sguardi e poi si inizia a scendere. Si lasciano
questi luoghi con la promessa di un arrivederci a presto, magari quando
il tutto sarà ricoperto da un candido e bianco manto nevoso.
mentre scendi, sazio ormai di emozioni e con i segni di una generosa
stanchezza sul viso, ti senti soddisfatto...ti senti appagato.....capisci
che oggi sarebbe stato un peccato non essere qua.

**************************

Allora ammirando ancora una volta i colori del bosco...l'austera linea della vetta.....
l'informe mare bianco e immacolato di nubi che sta sotto di te, provi un vago senso
di beatitudine che ti fa sentire più ricco, perchè la vera ricchezza non sta nelle cose materiali bensi in ciò che ci circonda.....in ciò che è più grande di noi.
Le prime ombre della notte calando su un infuocato tramonto, ci sorprendono
sulla via del ritorno.
Gli occhi nello scrutare in ogni direzione, spesso si soffermano sull'oscuro
profilo della montagna e mentre un largo e gaio sorriso spunta sulle labbra di
un infreddolito viso, un continuo pensiero si afffaccia nella testa:
OGGI HO FATTO UN SALTO IN PARA DISO E.............HO CAMMINATO
SOPRA LE NUVOLE.


























































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































lunedì 26 ottobre 2009

*** IL SELVAGGIO RICHIAMO DELLA MONTEA ***



Come una maledizione. Erano ormai 5 o 6 settimane che il
pazzo autunno di quest'anno, ci riservava pioggia ogni fine
settimana. Quasi ad impedirci di andare in montagna.
In più... Lei.... La Montea.... L'unica... l'irresistibile... la più selvaggia
dell'intero Parco Del Pollino.








Da tre settimane ci lanciava la sua silenziosa sfida. Due volte
avevamo tentato, due volte ci eravamo dovuti arrendere. E
lei ogni volta, il giorno dopo, da lontano, sembrava deriderci
coi suoi riflessi e le sue nuvole, quasi ad intimarci di non riprovare.
Eppure ogni volta che la guardavo, sentivo quel richiamo irresistibile.
Quel senso di impotenza, quel sapore amaro della rinuncia non mi lasciava.
In egual modo la voglia di andare in montagna era troppo forte... era palpabile...
ne sentivo il bisogno, cosi come sentivo il bisogno di riprovare per l'ennesima



volta, a risalire le sue irte pendici.
La settimana ci aveva riservato pioggia e temperature basse. Sulle cime del
Pollino era comparsa la prima neve.
Per il fine settimana si prospettava un'uscita invernale nella neve.
Invece l'alzarsi delle temperature e la pioggia costante, avevano sciolto l'esile
manto bianco, e di conseguenza fatto sfumare anche l'uscita.
Era come un segno del destino... un appuntamento da non mancare...
l'ennesimo "maligno" messaggio.
Sabato sera mi chiama il mio amico max, mi dice se vogliamo tentare
di nuovo a risalire la Montea, visto che a quanto sembra, sul versante
nord-ovest non dovrebbe piovere. Naturalmente per me va bene, visto
che era già "tutto scritto".



Dopo un paio d'ore di sonno (se ne guadagna una perchè nella notte torna l'ora
legale), suona la sveglia. Presto, anzi prestissimo, alle 03,30.
Partenza alle 04,00 per ritrovarci a S. Agata d'Esaro alle 05,00.
Il tempo non è bello, pioviggina ma nel cielo sopra la Montea , brilla qualche
sporadica stella. All'appuntamento ci troviamo in tre: Io, Max e Luigi.
Andiamo a lasciare la mia Suzuki vicino al punto d'arrivo presso la "Fontana
di Cornia", e poi ci avviamo con la Panda di Max verso la località di partenza
(Renazzo), dove ci aspetta Giuseppe il quarto componente dell'uscita di oggi.



Programma: attraversata integrale della Montea da Ovest ad Est, con partenza
da Renazzo , risalita per il Passo del Faghitello, Passo della Melara e la Cresta
Nord-Ovest, e discesa lungo la via classica fino alla Fontana di Cornia.
Alle 6,15 si parte. Non piove per fortuna ma il tempo è instabile. La montagna,
su in alto, è immersa in una fitta nebbia.
Le prime emozioni ce le riservano i colori del bosco, che in questo periodo
autunnale, è fantastico. Una cacofonia di toni che vanno dal verde al marrone,
dal rossiccio al giallo. Uno spettacolo che ci fa dimenticare l'alzataccia di
questa mattina.


Risaliamo l'Esaro, più ricco d'acqua per le continue pioggie. Oggi le sue
cascate sono più suggestive coi salti immersi in un chiaro - scuro in cui i
colori delle rocce contrastano con la limpidezza dell'acqua.
Man mano che saliamo lungo il sentiero (ormai quasi a memoria dopo i
tentativi passati) la nebbia si fa più fitta e più avanti incontriamo i cavi della
vecchia teleferica che portava a valle i tronchi durante il disboscamento
selvaggio degli anni '30, segni di un passato fin troppo recente.
Arrivati al Passo del Faghitello, facciamo una piccola sosta per ammirare



i variopinti tratti di bosco che spuntano dalla nebbia. Il tempo di scattare anche
qualche foto e poi si prosegue sul sentiero che da li a poco, ci porta al Passo della Melara.
Il vento freddo e pungente che proviene da nord, ci fa capire che ormai in
montagna è inverno. Al passo, troviamo i resti e le puleggie della vecchia teleferica
che sembrano vigilare su questi luoghi selvaggi.
Dopo esserci rifocillati, iniziamo a risalire l'irta cresta Nord - Ovest che ci porterà
sulla vetta. All'uscita del bosco il paesaggio si fa un po spettrale. Sembra uno
scenario surreale. La fitta nebbia... i rami secchi dei pini loricati che sembrano quasi
artigli sospesi a mezz'aria... il silenzio innaturale rotto solo dai sibili di un



un minaccioso vento... quattro figure che come automi, salgono la ripida cresta
ormai senza sentiero che si perde nel nulla.
Solo ogni tanto si intravede l'ombra di qualche sperone roccioso che nella nebbia
assume forme indefinite ed inquietanti, come un gigante posto a guardia del
territorio pronto a punire chi è venuto a disturbare la sua quiete.
Si continua a salire. I respiri che si fanno affannosi... i muscoli che protestano...
i sensi tutti all'erta e nella testa tanti se...molti perchè...mille domande.
Chi sono io?......cosa ci faccio qua?........perchè non sono nel letto a poltrire?...


sono normale?......cosa mi spinge?...... Le risposte sono tante e senza parole.
Perchè mi sento bene.....perchè sono felice....perchè mi sento libero.
Libero di capire.......di osservare.....di imparare......di sbagliare......di amare.
Perchè mi sento piccolo di fronte a tanta grandezza.....perchè vedo la
montagna con occhi diversi.......perchè vedo il suo vero volto..... perchè
gusto la sua bellezza.....perchè soffro per le tante ferite che gli
abbiamo inflitto......perchè respiro la sua essenza....perchè sento il suo battito....
perchè assaporo i suoi profumi....perchè mi nutro della sua luce.....perchè
mi giubilo dei suo colori.....perchè sono una sua cretura.



Sull'anticima ci sembra di essere sospesi nel vuoto. Davanti a noi c'è solo nebbia,
dietro gli ultimi segni di vegetazione scompaiono man mano che proseguiamo.
Ormai abbiamo perso la speranza di trovare su in vetta il cielo azzurro.
Sarebbe stato bello trovarsi sopra le nuvole.
Dall'anticima si prosegue verso la vetta, su una delle più belle creste che io
abbia mai visto. Esile......Sottile.
Una linea di irte guglie di roccia che si perde nell'indefinibile. E sotto, profondi
dirupi....... ripidi canaloni.......alte pareti.......scoscese pietraie.
Il paradiso per chi ama l'alpinismo. Rimango estasiato da tanta bellezza,
la mia mente vaga mentre i miei occhi non riescono a staccarsi da questo
spettacolo. Già mi vedo con ramponi e piccozze a risalire questi canaloni.
innevati e ghiacciati.




Sempre seguendo la linea di cresta, lungo una serie di austeri saliscendi e
pericolosi declivii, ad un tratto ci troviamo di fronte l'ombra imponente della
vetta, che immersa nela nebbia, domina dall'alto.
CE L'ABBIAMO FATTA!!!!! SIAMO SULLA CIMA PIU' ALTA DELLA MONTEA!!!!!
Il gelido vento che ci investe non ci impedisce di rallegrarci e di complimentarci
a vicenda per il compimento dell'impresa.
Le mani che si intrecciano e le pacche sulle spalle esprimono meglio delle parole
le intense sensazioni che si avvertono.....ciò che si prova in questo momento.
Questi sono i momenti in cui la la stanchezza sparisce.....la fatica viene dimenticata...;
Sono i momenti in cui si viene ripagati della tenacia.....degli sforzi...dei sacrifici;
Sono i momenti in cui si entra in simbiosi con la montagna;
Sono i momenti in cui si capisce che non se ne puo fare a meno;
Sono i momenti in cui ci si sente parte di essa.


Dopo qualche click fotografico ci avviamo verso la seconda vetta, dove c'è il
punto trigonometrico militare. Una lunga linea di cresta separa le due vette.
Il fascino di questa montagna è anche questo. Anzi, è sopratutto questo: una
cresta infinita, piena di saliscendi che ti accompagna dall'inizio alla fine.
Superata la seconda vetta si inizia a scendere dalla parte opposta.
La discesa verso l'altro versante è intensamente suggestiva....affascinante.
Un susseguirsi di crinali uno più bello dell'altro. Un cammino che sembra non
finire mai.
Un sublime filo di cresta con a destra e a sinistra paurosi vuoti e vedute
mozzafiato sui versanti sottostanti.




Peccato che oggi la nebbia ci ha impedito di ammirare lo spettacolo dei panorami
che si godono da quassù....le sublimi visioni che si aprono all'orizzonte: la
veduta dei due mari, il Tirreno e lo Jonio; La vista delle lontane Isole Eolie; La
Valle Dell'Esaro; La Valle Del Corvino; La Valle Del Rosa; LaMula;
Il Cannitello; Il Pietricelle; Il Cozzo Del Pellegrino; Il Massiccio del Pollino fino
al Monte Sellaro.
Continuamo a scendere. A tratti la coltre di nebbia si dirada e scorci di
paesaggi si offrono ai nostri occhi.
Spicchi di cielo azzurro che subito vengono ricoperti.
Dabbàsso i boschi variopinti ci danno la misura dell'altezza e, a Ovest, un tratto di
Mar Tirreno infuocato dal sole, brilla nel nero delle nuvole.
Scendiamo ancora, su sentieri a volte aperti ed a volte imboscati. In uno di
questi ultimi, su un pino, abbiamo la fortuna di intravedere e di ammirare
uno scoiattolo nero il quale, sobbalzando da un ramo all'altro ed a volte
mimetizzandosi, cerca di sottrarsi ai nostri sguardi ed agli obiettivi delle nostre
fotocamere. Alla fine si sistema su un alto ramo ed incurante della nostra
presenza, inizia ad ignorarci.



Arriviamo alla Fontana di Cornia. L'ultima emozione ci è data da un bel cavallo
che dopo averci osservato, continua a pascolare liberamente e ci offre
l'opportunità di un ultimo click.
L'escursione è finita. L'impresa è compiuta.
Un piacevole senso di appagamento contrasta con la giusta stanchezza.
I nostri visi, un pò segnati dalla fatica, non riescono a trattenere la
soddisfazione per l'avventura di oggi.
Sul sentiero che ci porta alla macchina, ormai rilassato, a volte mi isolo un po,
immerso nei miei pensieri. Penso alla giornata di oggi.... alla sveglia presto.
Sorrido quando mi tornano in mente le battute dei miei compagni di viaggio.
E' stato bello oggi fare quest'esperienza assieme a loro .
Penso alla fatica... alla costanza....alla voglia di andare avanti nonostante la
stanchezza.




Penso alla bellezza di questi luoghi....penso al pizzico di incoscienza che ci ha
spinto nella nebbia......
Cerco di gustarmi tutto ciò che ho assimilato in quest'avventura.......
Ora mi sento bene...non sento più quel senso di incompletezza che provavo
negli ultimi tempi.....come se mi mancasse qualcosa.....
Avvertivo delle sensazioni strane......una sorta di malinconia.
Mi volto spesso a guardare la montagna immersa nella nebbia....i suoi colori.
Cerco di individuare il percorso che abbiamo fatto e mi sento sereno...mi sento
felice... perchè ho capito che tutto ciò che sentivo in questi gioni non era altro che
IL RICHIAMO SELVAGGIO DELLA MONTEA!!!!!!













































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































lunedì 21 settembre 2009

*** I COLORI DEL POLLINO ***

























































































































































































































































































































































































































































































































































































































































































Un altro giorno, un'altra emozione. Ancora una volta percorro
I sentieri che portano alle più alte vette del Parco del Pollino.
Questa volta con me ci sono alcuni amici del mio paese che

dopo la risalita delle Gole di Barile e l'ascesa sul Dolcedorme,

vogliono provare l'emozione di mettere i piedi sul Monte Pollino,

la nostra meta di oggi. Segno di una passione che piano piano
sta in loro crescendo per poi non poterne più fare a meno.

E' inutile , la montagna fa di questi effetti . Non ci sono racconti
o foto o filmati che possono eguagliare le emozioni che si provano
quando per la prima volta si sale su queste vette, le sensazioni che si
provano e che ti fanno innamorare per sempre.

Oggi siamo in quattro, Il falco, Domenico (the wolf), Giuseppe (the fox)
e Pasqualino (il giaguaro).
Partiamo alle 9,15 da Colle Impiso. Ai Piani di Vacquarro prendiamo
sentiero che porta a Gaudolino per poi proseguire sulla sella e iniziare
ad attaccare la cresta del Monte pollino. La temperatura è calda, si suda,
il tempo sembra sereno anche se ogni tanto qualche nuvola oscura il
sole e fa da ombra ai suoi caldi raggi.
Prima di arrivare al rifugio di Gaudolino facciamo una tappa alla
fontana di "spezzavummulu" per dissetarci con la sua acqua fresca
rifornirci perchè poi non troveremo più sorgenti in alto.
Oggi la montagna è sublime, la piogga dei giorni scorsi ha

allontanato la foschia ed i panorami, assieme ai fantastici colori
della montagna, creano una magica atmosfera.
Alla sella incontriamo un mio amico, Costantino, che si unisce a noi.
Dopo una piccola sosta riprendiamo a salire , e tra gli scatti delle
macchine fotografiche e gli occhi che vagano a 360 gradi per non
perdersi niente delle meravigliose visioni che si manifestano ai
nostri occhi, arriviamo sulla cresta, qualcuno forse un pò stanco ma
tutti con la voglia di continuare per arrivare alla meta..
Nel frattempo il mio amico Max,
tramite telefono mi comunica che il tempo si sta mettendo a brutto
quindi mi consiglia di ritornare. In effetti guardando a Sud si stanno
ammassando dei nuvoloni neri e la nebbia che sale sta già quasi coprendo
il Dolcedorme.
Ancora qualche sforzo ed arriviamo sulla vetta.
Qua ci rilassiamo e aprofittiamo per rifocillarci un pò. I click delle macchine
macchine fotografiche si susseguono, e lo spettacolo che si presenta ai nostri
occhi ci ripaga di ogni sforzo e di ogni fatica.
Ad un tratto una sorpresa. vediamo arrivare un tipo che si porta a spalla
una mountain bike, preceduto da un'altra persona che lo riprende.
La sorpresa è grande. Ancora non avevo visto una mountain bike sul
Monte pollino. Si avvicina e lo andiamo a salutare e a complimentarci
con lui. Si chiama Luigi Bevacqua e alle nostre domande ci spiega un
pò i motivi e i perchè della sua scalata con la bici.
Ancora non sapevamo che avevamo di fronte un recordman della
Mountain Bike.
Ci racconta un po della sue imprese tra cui quella del 26 ottobre 2008
quando conquista con la sua mountain bike il Primato Mondiale
dell'Altitutine a quota 6280 metri sul Monte Annapurna ( in Nepal).
Ci spiega anche la sua impresa di oggi, dopo esser stato su Serra del
Prete e sul Pollino, proseguirà sul Dolcedorme e Serra delle ciavole.
Ci complimentiamo ancora e lui va via , lasciandomi la voglia di voler
venire anch'io quassù con la mia bici. Penso che la prossima primavera
farò anche questo.
Arrivano anche altri escursionisti, oggi il Pollino è movimentato.
Io mi vado a fare un giro sulla parete nord, a vedere la grande frana e
un po di cresta , anche per studiare qualche possibile via alpinistica
invernale.
Ad un tratto mi arriva qualche goccia d'acqua. Concentrato sulle
pareti a strapiombo della grande frana, non mi ero accorto che il
tempo stava peggiorando.
Arrivato di corsa dai miei amici, noto che la nebbia salendo ha
coperto tutto. La via di ritorno verso Gaudolino è preclusa.
Allora opto per la parete nord che da sui piani e riuniti i miei amici
ci avviamo per il ripido versante che scende a fianco della grande frana
e conduce ai Piani di Pollino.
Arriviamo dopo circa un'ora. Per fortuna la nebbia questo lato lo ha risparmiato
ma il tempo non promette niente di buono.
Nel frattempo arrivano un altro paio di persone , tra cui un pittoresco signore
che è del luogo. Il tempo di scambiare due chiacchiere e fare qualche foto
che iniziano a cadere le prime goccie
Indossate le giacche, iniziamo a scendere mentre i primi rombi dei tuoni
pericolosamente vicini ci preannunciano l'imminente temporale.
E di una vera e propria tempesta si tratta. Una fitta grandinata mista ad acqua
a catenelle ci investe mentre i tuoni si susseguono ai lampi , mettendoci
un pò di paura visto che abbiamo ancora una buona ora di cammino.
il sentiero dopo un pò è solo un torrente che scende , e la grandine fitta
copre di bianco il tutto.
Dopo un pò siamo 5 naufraghi , bagnati fino alle ossa che cercano
di raggiungere la terraferma.
Alla fine raggiungiamo la macchina, parchegiate ce ne sono tante altre
il c he ci fa pensare che c'è gente che sta peggio di noi.
Il nostro pensiero va pure a Luigi Bevacqua che in questo momento si trova
ancora chissà dove.
E' stata una vera e propria avventura, la montagna ci ha svelato i suoi tanti volti,
nell'auto , con il riscaldamento al massimo ci sembra di rinascere, il peggio ce lo
siamo lasciati alle spalle.
Ritorniamo alle nostre famiglie con la sensazione di aver vissuto una grande
esperienza. Che come tutte le altre volte ci rende più ricchi.
Ciao ragazzi... ci vediamo alla prossima.
Ormai la montagna ha contagiato anche voi e son sicuro che ognuno di voi,
sta già pensando a quando sarà la prossima avventura.