domenica 6 dicembre 2009
mercoledì 25 novembre 2009
martedì 24 novembre 2009
*** LA MONTAGNA...DUE UOMINI...e... l'impossibile ***
Il silenzio era rotto solamente dagli scoppiettii delle foglie e dagli
schiocchi dei rami che si spezzavano sotto i passi.
Il sottobosco era un mare variopinto di foglie cadute, mentre
gli alberi spogli si preparavano ad affrontare un altro inverno.
La mattinata era limpida, calda e luminosa.
Il calore dei raggi del sole, faceva presagire che sarebbe stata
una giornata molto calda...........e molto lunga.
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Sul sentiero che da Fontana di Cornia porta alla Tavola dei briganti,
alcuni cavalli allo stato brado sembravano volere impedire
il passaggio, quasi a contrastare il cammino dell'uscita odierna.
Un itinerario affascinante, coraggioso, forse un po azzardato: Fontana
di Cornia - Tavola dei Briganti - Ascesa verso il Passo del Palombaro -
Risalita della Cresta Nord - Est della Montea.
escursione dura. Dopo appena pochi passi Io e Max eravamo già stanchi
Eravamo consapevoli che non sarebbe stato facile, ma sapevamo
che non ci saremmo arresi facilmente, almeno non senza combattere.
Arrivati alla Tavola dei Briganti, dopo aver osservato con evidente
disgusto lo scempio dei tiranti d'acciaio, diamo un'occhiata alla cartina.
A monte ci dovrebbe essere un sentiero che tagliando il versante
dobrebbe portare al Passo del Palombaro.
Dopo una serie di saliscendi e attraversamenti finalmente troviamo
una pista. Iniziamo a percorrerla mentre il tempo scorre veloce e
le nostre menti lavorano cercando di calcolare i tempi, di valutare
il tutto perchè non vorremmo farci sorprendere dal buio mentre
siamo ancora in montagna.
Ma le previsioni non sono rosee.
Al Passo del Palombaro una piccola sosta per dissetarci e buttare un
po di calorie nei nostri corpi. Tra le altre cose rileviamo che l'acqua e i
liquidi che abbiamo portato, forse non saranno sufficienti visto il
caldo forte e la fatica e quindi c'è il rischio di soffrire la sete se non
dosiamo bene le bevute.
Da qui si vede la lunga cresta che sale verso la vetta della Montea.
Dopo un po ci avviamo ed iniziamo a salire. Un rapido attraversamento
nel bosco ed attacchiamo la cresta..
Un invisibile sentiero si inerpica fra la vegetazione. Lo percorriamo
con i passi che si fanno sempre più pesanti.
Il sentiero procede a volte imboscato ed a volte allo scoperto.
Finalmente mi posso rilassare. La tensione un po si placa
po di calma.
di un bianco ovattato, soffice, che si perde a vista d'occhio, e contrasta
lunedì 9 novembre 2009
*** IL BRIVIDO DEL VUOTO ***
Alcuni la chiamano la cengia sul raganello!!! Alcuni lo chiamano il sentiero delle capre. Io penso di non sbagliare a chiamarlo l'orlo dell'abisso.... Ed è proprio su quest'orlo che domenica scorsa i soliti " irriducibili " siamo andati a misurare il nostro coraggio e forse la nostra follia. La mattina all'appuntamento siamo io, Max e Gigi. La giornata non è proprio l'ideale infatti le previsioni portano pioggia nel pomeriggio , ma sul versante ionico è limpido e forse non dovrebbe piovere. Arrivati sul posto, lasciamo le macchine e controllati gli zaini e le attrezzature che ci servono, prendiamo il sentiero che porta sulla Timpa del Demanio. Imboccato il sentierino che scende verso destra, di li a poco ci troviamo di fronte a uno spettacolo pauroso, da brividi, ma nello stesso tempo affascinante. Un largo canyon alto forse 5oo metri. Una lunga ferita nelle cui profondità scorre impetuoso il Torrente Raganello. Sotto di noi il paesino di Civita che dall'alto sembra un presepe, poi questo abisso che continua a perdersi a vista d'occhio e in lontananza sull'altro lato del torrente le imponenti timpe di Cassano e di Porace. Dal basso questa parete l'avevo vista parecchie volte e già faceva la sua bella impressione, ma dall'alto è tutta un'altra cosa. Al primo impatto una sensazione di vuoto. Sento crescere in me la paura e una vocina dentro dice di tornare indietro. Mentre percorriamo il sentierino che costeggia l'abisso, questa paura non mi lascia, questo senso di apprensione non diminuisce nemmeno di fronte alla bellezza del luogo. Nello stesso tempo l'adrenalina sale, questo fascino del vuoto, questa ebbrezza del pericolo , sembrano accarezzarmi , un perverso e dolce invito ad andare avanti. L'apice poi lo raggiungo quando arriviamo all'entrata vera e propria della cengia. Quando Max mi indica qual'è, provo una specie di pressione al petto. I miei occhi vedono una striscia di sentierino che taglia la parete con un salto di 400 metri in basso. Questo è il momento in cui penso veramente di arrendermi. Non fa per me...voglio andare via. Anche Gigi ha paura. Poi penso che è normale avere paura. Non sarebbe normale il contrario. L'impatto con questa altezza porta un pò di apprensione. Poi vedo Max (lu ciuatu) che si sta arrotolando dalle risate nel vedere i nostri visi preoccupati. Ci fa addirittura un filmato e continua a ridere. Comunque scendiamo e ci caliamo nella cengia vera e propria . Da qui in poi la mia paura passa, sono tranquillo. Sono concentrato e sto attento a dove metto i piedi. Passo dopo passo percorro questa esile cengia con la sicurezza di sempre e capisco che è stato solo il primo impatto a mettermi paura. Neanche i 400 metri di vuoto mi fanno più impressione. Mi godo questa nuova avventura con la consapevolezza di essere forte ma nello stesso tempo umile. Provo emozioni diverse. Non è la solita escursione. Qua c'è tutto di più. C'è l'ebbrezza del rischio!!! C'è il brivido del vuoto!!! C'è l'adrenalinico tremito del pericolo!!! C'è l'intensità della paura!!! C'è l'esaltazione!!! C'è un pizzico di follia!!! C'è l'entusiasmo!!! C'è il volersi misurare per capire dove puoi arrivare. Il tempo, che all'inizio è stato clemente, decide di cambiare. Nuvoloni scuri arrivano verso di noi e capiamo che non è possibile andare oltre. Non sarebbe troppo salutare farci sorprendere da un temporale sulla cengia. Allora si torna indietro. La cengia rimane la. Possiamo venire a completarla un'altra volta. Infatti arrivati alle macchine iniziano a cadere le prime gocce di pioggia. A questo punto, visto che ancora è presto, non ci rimane altro che andare a rifugiarci nel ristorante che più di una volta ci ha visti reduci da uscite purtroppo interrotte dal maltempo. GIGINO........ ASPETTACI.........STIAMO ARRIVANDO...... Anche queste cose son figlie della montagna............. o no??????
martedì 3 novembre 2009
*** UN GIORNO....sulle nuvole ***
cose improvvisate che poi spesso si rivelano le più belle.
Il "Crestone dei Loricati"... devi venire!!!! cosa fai a casa????? non puoi mancare!!!
E cosi di colpo tutti i programmi, svaniscono. Tutte le certezze di una
tranquilla domenica a casa, spariscono.
vanno a mille...le gambe che fremono...le mani ansiose che preparano
lo zaino....la voglia irrefrenabile di tornare in montagna....la conferma di
un pizzico di consapevole follia.
La notte che passa in fretta, la sveglia all'alba e poi di corsa verso il luogo
dell'appuntamento con Max, l'amico di sempre.
La giornata è talmente limpida che sembri non aspetti altro che qualcuno
vada in montagna.
L'incontro presso il luogo del ritrovo con gli altri amici: Il Lupo... Imma
(la donna del Lupo)....Roberto (il poeta).
Poi via, verso l'avventura....verso la libertà....verso la natura che aspetta...
immersi nell'aria fresca del mattino e nei profumi della montagna.
Appena mossi i primi passi negli alberi, ti sembra di entrare in un
mondo nuovo.
L'azzurro intenso del cielo ti avvolge come un celestiale manto....
I melodici suoni della montagna.......i suoi bagliori....
I luminosi raggi di un sole caldo, che riflettono che riflettono le massiccie
e indistinte forme delle rocce.......
Il lento sonnecchiare della foresta disturbato a tratti dalle folate di un
freddo ma generoso vento....
E poi ancora il bianco immacolato dei fuggevoli banchi di nubi....
Le strenue e bizzarre figure dei dormienti pini loricati.....
Il continuo gracchiare di un solitario corvo che risponde ai lontani
richiami della sua compagna.....
L'indisturbata quiete che dolcemente ti accarezza e poi ti stringe
in un materno e caloroso abbraccio.
Intanto si sale, incuranti dello sforzo ...delle difficoltà.
La salita che diventa più impervia....I sudori che scendono....i segnali
della giusta fatica....i passi che si fanno pesanti...i muscoli che protestano...
la costanza di un testardo andare avanti.
Nella mente tanti pensieri....sublimi visioni alla vista....sguardi frenetici
che scrutano in ogni direzione, cercando di assimilare ogni sfumatura....
lampi di ammirazione, quasi lacrime di commozione di fronte a tanta
grandezza, negli occhi di chi per la prima volta percorre questi sentieri.
La contentezza dello stare insieme ad amici sinceri.... la felicità di
trovarsi di nuovo in questi luoghi.....il sublime fascino dell'avventura....
la delizia di ciò che ti circonda...la crescente gioia ai continui orizzonti che
ti appaiono....l'ennesima conferma di trovarti in un mondo che ti
appartiene....a cui tu appartieni.
Più si sale e più l'azzurro del cielo sembra prenderti per mano e condurti
attraverso sentieri fantastici e luoghi fiabeschi.
Ripidi canaloni racchiusi tra austeri costoni rocciosi.... irte pietraie che
testimoniano i mutevoli umori della montagna...
Prepotenti torrioni di roccia da cui spuntano, inarrendevoli, i rigogliosi
pini loricati....
Frastagliate ed orgogliose linee di cresta che aprono le porte di un mondo
magico e surreale in cui panorami mozzafiato e paradisiache visioni, ti
fanno sorgere mille domande senza risposte e ti lasciano incantato di
fronte a tanta maestosità.
Ormai si è in quello stato di esaltazione in cui non si avverte più ne
Qua sopra sembra di essere in capo al mondo. La mente riesce a malapena
ad assimilare le visioni che le mandano gli occhi, perchè nello stesso tempo
combatte con le emozioni che si provano e con le sensazioni che si avvertono.
Il vento freddo e pungente che ti investe, contrasta con il calore dei raggi
del sole, e mentre fa in modo che i tuoi sensi si inebriino con i profumi che
porta, disperde i tanti suoni e i vari rumori in un'eco infinita.
I due versanti sottostanti sembrano due dimensioni opposte.
Mentre da un lato l'orizzonte è estasiato dalla lontana linea del mare,
dall'imponente innalzarsi delle catene montuose, e dall'indefinibile miscuglio
dei colori del bosco, dall'altro un instancabile via vai di nubi in continuo
movimento, tenta disperatamente di varcare la sottile e invisibile linea
della vetta ma perentoriamente viene respinto sui suoi passi dal
prepotente e gelido vento che spira da nord-est, formando cosi un infinito
mare bianco e immacolato da cui spuntano le scure cime dei lontani monti.
Mentre quattro morsi placano la giusta fame, un inevitabile e piacevole
rilassamento prende possesso del corpo e della mente.
Vien voglia di sdraiarsi e chiudere gli occhi per poter godere fino in fondo
le tante emozioni.
ti sembra di essere al sicuro dall'odio e dalla malvagità.
Allora apri di nuovo gli occhi e con giubilo scruti la bellezza di questo
paradiso in cui sei immerso e pensi di essere più vicino al cielo, più
vicino a Dio.
Mentre avverti i segni della crescente commozione, pensi alle persone
care.....alle persone a cui vuoi bene...pensi a chi non c'è più.
Continuando a contemplare quel cielo che sembra poter essere toccato
alzando semplicemente una mano, pensi che qua sopra sei più
vicino a loro.
Allora come un turbine mille ricordi e innumerevoli gesti tornano alla mente,
provvede subito ad asciugare.
Lacrime di rimpianto ma anche lacrime di gioia perchè non si può perdere
ciò che è dentro di te.
Rimani li a lungo ad osservare.... ad ammirare....agodere....a gioire.
Gli occhi non si stancano di scrutare, la mente non si stanca di assimilare.
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Arriva il momento di andare via....di tornare alla realtà....da
chi ti aspetta.....a casa.
Anche se a volte ti chiedi , qual'è la mia casa? .... è questa?
Un altro veloce giro di sguardi e poi si inizia a scendere. Si lasciano
questi luoghi con la promessa di un arrivederci a presto, magari quando
mentre scendi, sazio ormai di emozioni e con i segni di una generosa
stanchezza sul viso, ti senti soddisfatto...ti senti appagato.....capisci
che oggi sarebbe stato un peccato non essere qua.
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Allora ammirando ancora una volta i colori del bosco...l'austera linea della vetta.....
l'informe mare bianco e immacolato di nubi che sta sotto di te, provi un vago senso
di beatitudine che ti fa sentire più ricco, perchè la vera ricchezza non sta nelle cose materiali bensi in ciò che ci circonda.....in ciò che è più grande di noi.
Le prime ombre della notte calando su un infuocato tramonto, ci sorprendono
sulla via del ritorno.
Gli occhi nello scrutare in ogni direzione, spesso si soffermano sull'oscuro
profilo della montagna e mentre un largo e gaio sorriso spunta sulle labbra di
un infreddolito viso, un continuo pensiero si afffaccia nella testa:
OGGI HO FATTO UN SALTO IN PARA DISO E.............HO CAMMINATO
SOPRA LE NUVOLE.
lunedì 26 ottobre 2009
*** IL SELVAGGIO RICHIAMO DELLA MONTEA ***
Come una maledizione. Erano ormai 5 o 6 settimane che il
pazzo autunno di quest'anno, ci riservava pioggia ogni fine
settimana. Quasi ad impedirci di andare in montagna.
In più... Lei.... La Montea.... L'unica... l'irresistibile... la più selvaggia
dell'intero Parco Del Pollino.
Quel senso di impotenza, quel sapore amaro della rinuncia non mi lasciava.
In egual modo la voglia di andare in montagna era troppo forte... era palpabile...
ne sentivo il bisogno, cosi come sentivo il bisogno di riprovare per l'ennesima
Era come un segno del destino... un appuntamento da non mancare...
Sabato sera mi chiama il mio amico max, mi dice se vogliamo tentare
di nuovo a risalire la Montea, visto che a quanto sembra, sul versante
nord-ovest non dovrebbe piovere. Naturalmente per me va bene, visto
che era già "tutto scritto".
Dopo un paio d'ore di sonno (se ne guadagna una perchè nella notte torna l'ora
legale), suona la sveglia. Presto, anzi prestissimo, alle 03,30.
Partenza alle 04,00 per ritrovarci a S. Agata d'Esaro alle 05,00.
Il tempo non è bello, pioviggina ma nel cielo sopra la Montea , brilla qualche
sporadica stella. All'appuntamento ci troviamo in tre: Io, Max e Luigi.
Andiamo a lasciare la mia Suzuki vicino al punto d'arrivo presso la "Fontana
Programma: attraversata integrale della Montea da Ovest ad Est, con partenza
da Renazzo , risalita per il Passo del Faghitello, Passo della Melara e la Cresta
Alle 6,15 si parte. Non piove per fortuna ma il tempo è instabile. La montagna,
su in alto, è immersa in una fitta nebbia.
dal rossiccio al giallo. Uno spettacolo che ci fa dimenticare l'alzataccia di
questa mattina.
Risaliamo l'Esaro, più ricco d'acqua per le continue pioggie. Oggi le sue
cascate sono più suggestive coi salti immersi in un chiaro - scuro in cui i
colori delle rocce contrastano con la limpidezza dell'acqua.
Man mano che saliamo lungo il sentiero (ormai quasi a memoria dopo i
tentativi passati) la nebbia si fa più fitta e più avanti incontriamo i cavi della
vecchia teleferica che portava a valle i tronchi durante il disboscamento
selvaggio degli anni '30, segni di un passato fin troppo recente.
Arrivati al Passo del Faghitello, facciamo una piccola sosta per ammirare
i variopinti tratti di bosco che spuntano dalla nebbia. Il tempo di scattare anche
qualche foto e poi si prosegue sul sentiero che da li a poco, ci porta al Passo della Melara.
Il vento freddo e pungente che proviene da nord, ci fa capire che ormai in
montagna è inverno. Al passo, troviamo i resti e le puleggie della vecchia teleferica
che sembrano vigilare su questi luoghi selvaggi.
Dopo esserci rifocillati, iniziamo a risalire l'irta cresta Nord - Ovest che ci porterà
sulla vetta. All'uscita del bosco il paesaggio si fa un po spettrale. Sembra uno
scenario surreale. La fitta nebbia... i rami secchi dei pini loricati che sembrano quasi
artigli sospesi a mezz'aria... il silenzio innaturale rotto solo dai sibili di un
un minaccioso vento... quattro figure che come automi, salgono la ripida cresta
ormai senza sentiero che si perde nel nulla.
Solo ogni tanto si intravede l'ombra di qualche sperone roccioso che nella nebbia
assume forme indefinite ed inquietanti, come un gigante posto a guardia del
territorio pronto a punire chi è venuto a disturbare la sua quiete.
Si continua a salire. I respiri che si fanno affannosi... i muscoli che protestano...
i sensi tutti all'erta e nella testa tanti se...molti perchè...mille domande.
Chi sono io?......cosa ci faccio qua?........perchè non sono nel letto a poltrire?...
sono normale?......cosa mi spinge?...... Le risposte sono tante e senza parole.
Perchè mi sento bene.....perchè sono felice....perchè mi sento libero.
Libero di capire.......di osservare.....di imparare......di sbagliare......di amare.
montagna con occhi diversi.......perchè vedo il suo vero volto..... perchè
gusto la sua bellezza.....perchè soffro per le tante ferite che gli
abbiamo inflitto......perchè respiro la sua essenza....perchè sento il suo battito....
perchè assaporo i suoi profumi....perchè mi nutro della sua luce.....perchè
mi giubilo dei suo colori.....perchè sono una sua cretura.
Sull'anticima ci sembra di essere sospesi nel vuoto. Davanti a noi c'è solo nebbia,
dietro gli ultimi segni di vegetazione scompaiono man mano che proseguiamo.
Ormai abbiamo perso la speranza di trovare su in vetta il cielo azzurro.
Sarebbe stato bello trovarsi sopra le nuvole.
Dall'anticima si prosegue verso la vetta, su una delle più belle creste che io
abbia mai visto. Esile......Sottile.
Una linea di irte guglie di roccia che si perde nell'indefinibile. E sotto, profondi
dirupi....... ripidi canaloni.......alte pareti.......scoscese pietraie.
Il paradiso per chi ama l'alpinismo. Rimango estasiato da tanta bellezza,
la mia mente vaga mentre i miei occhi non riescono a staccarsi da questo
spettacolo. Già mi vedo con ramponi e piccozze a risalire questi canaloni.
innevati e ghiacciati.
Sempre seguendo la linea di cresta, lungo una serie di austeri saliscendi e
pericolosi declivii, ad un tratto ci troviamo di fronte l'ombra imponente della
vetta, che immersa nela nebbia, domina dall'alto.
CE L'ABBIAMO FATTA!!!!! SIAMO SULLA CIMA PIU' ALTA DELLA MONTEA!!!!!
a vicenda per il compimento dell'impresa.
Le mani che si intrecciano e le pacche sulle spalle esprimono meglio delle parole
le intense sensazioni che si avvertono.....ciò che si prova in questo momento.
Questi sono i momenti in cui la la stanchezza sparisce.....la fatica viene dimenticata...;
Sono i momenti in cui si viene ripagati della tenacia.....degli sforzi...dei sacrifici;
Sono i momenti in cui si entra in simbiosi con la montagna;
Sono i momenti in cui si capisce che non se ne puo fare a meno;
Sono i momenti in cui ci si sente parte di essa.
Il fascino di questa montagna è anche questo. Anzi, è sopratutto questo: una
cresta infinita, piena di saliscendi che ti accompagna dall'inizio alla fine.
Superata la seconda vetta si inizia a scendere dalla parte opposta.
La discesa verso l'altro versante è intensamente suggestiva....affascinante.
Un susseguirsi di crinali uno più bello dell'altro. Un cammino che sembra non
finire mai.
Un sublime filo di cresta con a destra e a sinistra paurosi vuoti e vedute
mozzafiato sui versanti sottostanti.
Peccato che oggi la nebbia ci ha impedito di ammirare lo spettacolo dei panorami
che si godono da quassù....le sublimi visioni che si aprono all'orizzonte: la
veduta dei due mari, il Tirreno e lo Jonio; La vista delle lontane Isole Eolie; La
Valle Dell'Esaro; La Valle Del Corvino; La Valle Del Rosa; LaMula;
Il Cannitello; Il Pietricelle; Il Cozzo Del Pellegrino; Il Massiccio del Pollino fino
al Monte Sellaro.
Continuamo a scendere. A tratti la coltre di nebbia si dirada e scorci di
paesaggi si offrono ai nostri occhi.
Spicchi di cielo azzurro che subito vengono ricoperti.
Scendiamo ancora, su sentieri a volte aperti ed a volte imboscati. In uno di
questi ultimi, su un pino, abbiamo la fortuna di intravedere e di ammirare
uno scoiattolo nero il quale, sobbalzando da un ramo all'altro ed a volte
mimetizzandosi, cerca di sottrarsi ai nostri sguardi ed agli obiettivi delle nostre
fotocamere. Alla fine si sistema su un alto ramo ed incurante della nostra
Arriviamo alla Fontana di Cornia. L'ultima emozione ci è data da un bel cavallo
che dopo averci osservato, continua a pascolare liberamente e ci offre
l'opportunità di un ultimo click.
L'escursione è finita. L'impresa è compiuta.
Un piacevole senso di appagamento contrasta con la giusta stanchezza.
I nostri visi, un pò segnati dalla fatica, non riescono a trattenere la
soddisfazione per l'avventura di oggi.
Sul sentiero che ci porta alla macchina, ormai rilassato, a volte mi isolo un po,
immerso nei miei pensieri. Penso alla giornata di oggi.... alla sveglia presto.
Sorrido quando mi tornano in mente le battute dei miei compagni di viaggio.
E' stato bello oggi fare quest'esperienza assieme a loro .
Penso alla fatica... alla costanza....alla voglia di andare avanti nonostante la
stanchezza.
Penso alla bellezza di questi luoghi....penso al pizzico di incoscienza che ci ha
spinto nella nebbia......
Cerco di gustarmi tutto ciò che ho assimilato in quest'avventura.......
Ora mi sento bene...non sento più quel senso di incompletezza che provavo
negli ultimi tempi.....come se mi mancasse qualcosa.....
Avvertivo delle sensazioni strane......una sorta di malinconia.
Mi volto spesso a guardare la montagna immersa nella nebbia....i suoi colori.
Cerco di individuare il percorso che abbiamo fatto e mi sento sereno...mi sento
felice... perchè ho capito che tutto ciò che sentivo in questi gioni non era altro che
IL RICHIAMO SELVAGGIO DELLA MONTEA!!!!!!
lunedì 21 settembre 2009
*** I COLORI DEL POLLINO ***
Un altro giorno, un'altra emozione. Ancora una volta percorro
I sentieri che portano alle più alte vette del Parco del Pollino.
Questa volta con me ci sono alcuni amici del mio paese che
sta in loro crescendo per poi non poterne più fare a meno.
o foto o filmati che possono eguagliare le emozioni che si provano
quando per la prima volta si sale su queste vette, le sensazioni che si
provano e che ti fanno innamorare per sempre.
e Pasqualino (il giaguaro).
Partiamo alle 9,15 da Colle Impiso. Ai Piani di Vacquarro prendiamo
sentiero che porta a Gaudolino per poi proseguire sulla sella e iniziare
ad attaccare la cresta del Monte pollino. La temperatura è calda, si suda,
il tempo sembra sereno anche se ogni tanto qualche nuvola oscura il
sole e fa da ombra ai suoi caldi raggi.
Prima di arrivare al rifugio di Gaudolino facciamo una tappa alla
fontana di "spezzavummulu" per dissetarci con la sua acqua fresca
rifornirci perchè poi non troveremo più sorgenti in alto.
Oggi la montagna è sublime, la piogga dei giorni scorsi ha
della montagna, creano una magica atmosfera.
Alla sella incontriamo un mio amico, Costantino, che si unisce a noi.
Dopo una piccola sosta riprendiamo a salire , e tra gli scatti delle
macchine fotografiche e gli occhi che vagano a 360 gradi per non
perdersi niente delle meravigliose visioni che si manifestano ai
nostri occhi, arriviamo sulla cresta, qualcuno forse un pò stanco ma
tutti con la voglia di continuare per arrivare alla meta..
Nel frattempo il mio amico Max,
tramite telefono mi comunica che il tempo si sta mettendo a brutto
quindi mi consiglia di ritornare. In effetti guardando a Sud si stanno
